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Sono giorni che arrivano tutti allo stomaco, questi giorni di fine maggio. Giorni che sanno di liberazione e Risorgimento, perché proprio nel 150° dalla sua Unità l’Italia sembra dare un colpo di coda e scuotersi con decisione, dopo quasi vent’anni di inebetimento che hanno il nome di “berlusconismo”. Milano, Napoli e tantissime altre città dello Stivale hanno deciso che la politica del terrore, quella degli insulti e delle puttane, quella degli affari sul terremoto e delle leggi ad-personam, quella degli mafiosi additati come eroi e delle istituzioni calunniate in pubbliuco è qualcosa che gli italiani non vogliono più. Berlusconi crolla in casa, a Milano, per una sorta di rigetto nei confronti del suo cittadino più noto ma meno illustre. Il voto di Napoli, un plebiscito per De Magistris, la dice lunga su quello che pensano gli italiani riguardo al valore della magistratura e umilia coloro che da anni l’attaccano. In questa grande ventata d’aria nuova che investe tutta l’Italia, da Nord a Sud, saranno stati in molti, qui a Saronno, ad avere una sensazione di de-ja-vù: questi giorni sono gli stessi delle infuocate primavere 2009 e 2010, quando la nostra città, prima in Italia, ha vissuto la stessa voglia di rinnovamento che ha poi investito il resto del Paese.

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Paride Brunetti, un esempio per tutti

Paride Brunetti, classe 1916, era in piazza ieri all’evento di chiusura per la campagna elettorale di Luciano Porro. Paride ha 94 anni e ha sempre lottato per quello che riteneva giusto. Partito ufficiale fascista con l’ARMIR per la disastrosa campagna di Russia del ‘42, è tornato comunista, convinto non dalle cannonate dell’Armata Rossa ma dalle scuole, dagli ospedali, dalle strade viste nell’URSS rossa. È tornato e si è messo a capo della resistenza partigiana, comandando mille uomini, combattendo sui monti di Belluno per la libertà della Repubblica. Gli hanno dato una medaglia e gli hanno detto “arrivederci e grazie, adesso al Paese ci pensiamo noi”. Ha passato molta della sua lunghissima vita a raccontare – ai cittadini, nelle scuole, a noi – che la guerra è una scelta orrenda, che bisogna volersi bene, che occorre trovare punti d’incontro comuni.

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