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È molto facile, in momenti come questi, scrivere cose qualsiasi per cui – visto che vivo comodamente e ho tutte le intenzioni di continuare a farlo – non vedo perché dovrei distinguermi e fare lo sforzo di essere originale, per cui di seguito trovate alcunee ovvietà in salsa alegalli. 🙂

La verità è che le tante cose che potrei dire possono sicuramente aspettare fino a domani, perché abbiamo davanti cinque anni per dire, analizzare e soprattutto FARE. Vedere vincere Luciano Porro, con un ottimo margine e senza nessuna ansietà – almeno per me, che dopo il ballottaggio sono stato tranquillissimo – è un momento di grandissima soddisfazione che va assaporato e condiviso. Non che Porro sia la panacea di tutti i mali saronnesi: Luciano è un’ottima persona che si è fatta carico di prendersi sulle spalle una situazione definita da tutti critica. Una sorta di martirio al quale lui si è prestato con naturalezza e sprezzo delle conseguenze, e spero proprio gli vada bene. Credo che Marzorati, per quanto dispiaciuto, possa almeno consolarsi con il fatto che non toccherà a lui provare a sbrogliare la matassa. Comunque, dicevo, la vittoria di Porro è una soddisfazione enorme perché parte da lontano. Come la vendetta: se la si gusta fredda, è un piatto molto più saporito.

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Paride Brunetti, un esempio per tutti

Paride Brunetti, classe 1916, era in piazza ieri all’evento di chiusura per la campagna elettorale di Luciano Porro. Paride ha 94 anni e ha sempre lottato per quello che riteneva giusto. Partito ufficiale fascista con l’ARMIR per la disastrosa campagna di Russia del ‘42, è tornato comunista, convinto non dalle cannonate dell’Armata Rossa ma dalle scuole, dagli ospedali, dalle strade viste nell’URSS rossa. È tornato e si è messo a capo della resistenza partigiana, comandando mille uomini, combattendo sui monti di Belluno per la libertà della Repubblica. Gli hanno dato una medaglia e gli hanno detto “arrivederci e grazie, adesso al Paese ci pensiamo noi”. Ha passato molta della sua lunghissima vita a raccontare – ai cittadini, nelle scuole, a noi – che la guerra è una scelta orrenda, che bisogna volersi bene, che occorre trovare punti d’incontro comuni.

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