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Allora, la Giunta. La Giunta è una stramenata, soprattutto per noi di Tu@Saronno che siamo un po’ allergici alle riunioni politiche dove si parla tanto politichese e tanto fuffese. L’altr’anno, alla mia prima (e ultima 🙂 ) riunione con le delegazioni di tutti i partiti per decidere l’apparentamento a sostegno di Porro ho avuto un principio di collutazione. La mia diplomazia probabilmente va meglio per litigare al semaforo che per discutere dei destini della città, sarà per quello che mi fanno fare il presentatore e basta. 🙂 Cmq, c’è poco da fare: quando si parla di come assegnare i vari compiti è sempre un dramma. Perché il potere è un demone, e il fatto di fare parte di un illuminato governo di centrosinistra non ci salva dai personalismi, dalle congetture, dalla miopia che in quantità varia pervadono ciascuno di noi. Non voglio allarmare nessuno dei miei 25 lettori: tranquilli, Saronno è in una situazione blindanta. La coalizione è solida e nessuno, da solo, può far cadere il governo (PD a parte, ma saremmo al suicidio politico, non ha senso) nemmeno se volesse. Per cui avanti con grande fiducia. Ma cosa mi aspetto, io – alegalli – da questa Giunta Porro bis?

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Visto che le statistiche del mio blog mi fanno notare che in molti hanno cercato “consiglieri comunali” per arrivare fin qui (ben tre persone 🙂 ) ecco l’elenco completo (a fianco dei candidati una nota che dice se siano stati o meno nel vecchio consiglio). Come vedete, quasi tutti nuovi quelli di maggioranza, quasi tutti vecchi quelli di opposizione. E allora, da che parte sta il cambiamento? 🙂

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Porro ha vinto, evviva! Come ho scritto ieri, a giugno era una vittoria insperata anche da parte dello stesso centrosx saronnese. Io – che galleggio ingenuo tra le onde della politica – ci ho sempre creduto e alla fine ho avuto ragione. Mi è andata anche bene, dai, ma secondo me non poteva che finire così. Troppe erano le condizioni favorevoli a Luciano, e secondo me un concorrere di circostanze e scelte vincenti ha portato a un esisto inevitabile.

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È molto facile, in momenti come questi, scrivere cose qualsiasi per cui – visto che vivo comodamente e ho tutte le intenzioni di continuare a farlo – non vedo perché dovrei distinguermi e fare lo sforzo di essere originale, per cui di seguito trovate alcunee ovvietà in salsa alegalli. 🙂

La verità è che le tante cose che potrei dire possono sicuramente aspettare fino a domani, perché abbiamo davanti cinque anni per dire, analizzare e soprattutto FARE. Vedere vincere Luciano Porro, con un ottimo margine e senza nessuna ansietà – almeno per me, che dopo il ballottaggio sono stato tranquillissimo – è un momento di grandissima soddisfazione che va assaporato e condiviso. Non che Porro sia la panacea di tutti i mali saronnesi: Luciano è un’ottima persona che si è fatta carico di prendersi sulle spalle una situazione definita da tutti critica. Una sorta di martirio al quale lui si è prestato con naturalezza e sprezzo delle conseguenze, e spero proprio gli vada bene. Credo che Marzorati, per quanto dispiaciuto, possa almeno consolarsi con il fatto che non toccherà a lui provare a sbrogliare la matassa. Comunque, dicevo, la vittoria di Porro è una soddisfazione enorme perché parte da lontano. Come la vendetta: se la si gusta fredda, è un piatto molto più saporito.

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Paride Brunetti, un esempio per tutti

Paride Brunetti, classe 1916, era in piazza ieri all’evento di chiusura per la campagna elettorale di Luciano Porro. Paride ha 94 anni e ha sempre lottato per quello che riteneva giusto. Partito ufficiale fascista con l’ARMIR per la disastrosa campagna di Russia del ‘42, è tornato comunista, convinto non dalle cannonate dell’Armata Rossa ma dalle scuole, dagli ospedali, dalle strade viste nell’URSS rossa. È tornato e si è messo a capo della resistenza partigiana, comandando mille uomini, combattendo sui monti di Belluno per la libertà della Repubblica. Gli hanno dato una medaglia e gli hanno detto “arrivederci e grazie, adesso al Paese ci pensiamo noi”. Ha passato molta della sua lunghissima vita a raccontare – ai cittadini, nelle scuole, a noi – che la guerra è una scelta orrenda, che bisogna volersi bene, che occorre trovare punti d’incontro comuni.

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