Sono giorni che arrivano tutti allo stomaco, questi giorni di fine maggio. Giorni che sanno di liberazione e Risorgimento, perché proprio nel 150° dalla sua Unità l’Italia sembra dare un colpo di coda e scuotersi con decisione, dopo quasi vent’anni di inebetimento che hanno il nome di “berlusconismo”. Milano, Napoli e tantissime altre città dello Stivale hanno deciso che la politica del terrore, quella degli insulti e delle puttane, quella degli affari sul terremoto e delle leggi ad-personam, quella degli mafiosi additati come eroi e delle istituzioni calunniate in pubbliuco è qualcosa che gli italiani non vogliono più. Berlusconi crolla in casa, a Milano, per una sorta di rigetto nei confronti del suo cittadino più noto ma meno illustre. Il voto di Napoli, un plebiscito per De Magistris, la dice lunga su quello che pensano gli italiani riguardo al valore della magistratura e umilia coloro che da anni l’attaccano. In questa grande ventata d’aria nuova che investe tutta l’Italia, da Nord a Sud, saranno stati in molti, qui a Saronno, ad avere una sensazione di de-ja-vù: questi giorni sono gli stessi delle infuocate primavere 2009 e 2010, quando la nostra città, prima in Italia, ha vissuto la stessa voglia di rinnovamento che ha poi investito il resto del Paese.

Anche qui il centro-destra si è spaccato. Anche qui la gente si è mobilitata, dando vita a liste civiche come Tu@Saronno, stanca di una politica troppo legata agli interessi privati e di una qualità della vita via via sempre peggiore, causata da un’Amministrazione aggrovigliata su sé stessa, incapace di legiferare, intrisa di personalismi e vendette private che hanno di fatto bloccato gli ultimi anni di governo della nostra città. Anche qui, prima degli altri, si è avvertita la necessità che tutto dovesse cambiare, che il potere necessitasse una bella rimescolata per poter di nuovo dare alla politica una dimensione che fosse più vicina alle esigenze della gente e meno alle questioni politiche di massimi sistemi – quando non di affari personali – che hanno caratterizzato l’operato del centro-destra. Saronno è stata l’avanguardia dell’Italia, e forse ci speravamo tutti quando siamo stati uno dei pochissimi comuni lombardi in cui il centrodestra non ha vinto. Ci speravamo tutti di non rimanere soli a lungo, ma crederlo era difficile, impossibile, una cosa da non dire. Eppure è successo, e le ragioni sono probabilmente troppo complicate per essere spiegate e troppo semplici per non essere capite al volo parlando con le persone, constatando come molti di noi vivano male, in difficoltà, umiliati da condizioni economiche e lavorative che non danno speranza, dall’arroganza di modelli sociali che stridono fortemente con la fatica che molte, troppe famiglie devono affrontare tutti i giorni per arrivare a fine mese e sentirsi persone degne. I giovani senza lavoro, il Paese arretrato sotto ogni punto di vista, una classe politica di ottantenni che vuole ancora tirare le fila di questa Nazione per condurla verso il niente. Questo è il nostro Paese.

Invece, il 30 di maggio l’Italia s’è desta. E ha spappolato le convinzioni di Berlusconi riguardo al referendum su se stesso. Non c’è speranza che abbandoni la sua carica, ma non è questo che dovrà ora guidare le vincenti amministrazioni di centrosinistra. Si dovrà pensare soprattutto a governare, superando la frammentazione e i desideri di predominio ideologico che spesso hanno intrappolato l’azione del centrosinistra in questi ultimi anni. Dobbiamo uscire da questo empasse che – lo sappiamo bene a Saronno – è anche appesantito da una condizione economica di gravissima crisi. Il Paese ha detto chiaramente che ha bisogno di un nuovo modo di essere guidato. Starà ai nuovi sindaci, caricati di questo gravoso compito, dimostrare ai cittadini che “un nuovo mondo è ancora possibile”, come diceva il nostro amatissimo Comandante Bruno.

E starà anche a noi, Saronnesi, che siamo arrivati prima degli altri, ma non siamo ancora arrivati da nessuna parte.

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