Eddai, è l’argomento del momento: i 30 km/h a Saronno, 24/7 su tutto il territorio, fino al 15 di marzo. Lo ha deciso, con una letale ordinanza, il sindaco Luciano Porro, ragion per cui nella città degli Amaretti, dall’inizio di febbraio, tutti ne parlano. E allora via con il walzer, soprattutto di proteste, sulle note del quale stanno allegramente ballando le opposizioni (che giustamente si oppongono 😀 ) sin dal primo giorno dell’ordinanza, cioè senza sapere se la cosa avrebbe funzionato o meno. Un’opposizione preventiva, come la guerra. 😀

Scherzi a parte, è ovvio che non è un provvedimento del genere si possa imporre dalla sera alla mattina, com’è stato, e pretendere che il popolo se lo beva tacitamente. Perché è vero che anni e anni di berlusconismo e “uomini&donne” hanno rincoglionito questo paese, ma il sistema funziona finché si raccontano balle del tipo “figata, vi tolgo l’ICI e siamo tutti più felici” (senza che l’elettore si preoccupi minimamente delle conseguenze o della disparità sociale della faccenda). Non funziona, invece, quando si va a toccare il simbolo futurista della potenza umana, ossia il controllo della macchina (ci avete fatto caso che la chiamiamo “macchina” e non automobile? :D). Questo perché mentre il buco nelle casse degli enti locali non si vede, l’imposizione alle proprie abitudini quotidiane invece sì, e viene quindi immediatamente e pregiudizialmente qualificata come vessatoria (solo per dare le multe!) e inefficace (non serve a un cazzo!). È molto difficile pensare di poterla passare liscia nel momento in cui si chiede a un cittadino un cambiamento del proprio stile di vita di questo tipo, soprattutto se prima non ce n’è stato uno culturale riguardo alla mobilità.

Anch’io sono stato, per il volgere di qualche giorno, tra coloro che erano molto dubbiosi riguardo a questa ordinanza e per un motivo molto semplice: non ne sapevo nulla. Così, prima di stabilire se fosse una cagata o meno, ho deciso di fare quello che la mia ignoranza mi suggeriva: informarmi. Ho così scoperto, e bastano davvero pochi minuti su Google, che esiste in tutta Europa una grande presenza di aree a 30 km/h di velocità limite, chiamate per l’appunto Zone 30 (o Zone 20 nei paesi anglofoni). Le nazioni all’avanguardia in questo campo sono quelle più civili e liberali: Inghilterra, Germania, Svizzera, Olanda. Paesi dove – spiace dirlo – Voltaire ha avuto più successo che da noi. In questi paesi, da trent’anni a questa parte, molti dei quartieri residenziali sono diventati Zone 30, e i vantaggi sono molteplici. Sono arrivato a questa conclusione raccogliendo (e talvolta facendomi spedire da persone che ho contattato in merito) materiale riguardo alle zone 30.

A questo indirizzo potete scaricare alcuni studi effettuati a livello europeo:

http://bit.ly/gASpFk

Tra i più interessanti, vale la pena di citare:

– 11-01-T30: un volantino che sfata alcune delle detrazioni più frequenti riguardo alle Zone 30. Secondo me andrebbe tradotto e pubblicato sul sito del comune, ma anche stampato e distribuito.

– ATMENV-S-11-00016: uno studio realizzato dal LARS (Laboratorio per la Ricerca Ambientale) SIMG sugli effetti della riduzione del traffico nella zona Ecopass di Milano (quindi con caratteristiche molto simili alla conurbazione saronnese).

Non si tratta di una collezione esaustiva. Gli esempi, in tutta Europa, sono centinaia e si va da soluzioni molto piccole (una via, il centro, ecc) a scelte che riguardano un’intera città, come nel caso di Graz (clicca qui per scaricare il pdf in merito).

Riassumendo, da quello che ho potuto leggere, le Zone 30 hanno una serie di vantaggi perlopiù riconosciuti da tutti gli studi che ho potuto vedere:

– riduzione dell’inquinamento: badate bene, inquinamento, non solo PM10. Non dobbiamo dimenticare che non l’inquinamento non è dovuto solo a questo tipo di particolato. E va tenuto presente anche quello acustico.
– riduzione del numero d’incidenti mortali o con feriti: minore è la velocità, minore la possibilità di farsi del male.
– aumento della vivibilità cittadina: con un traffico meno aggressivo, le persone sono portate a uscire di più a piedi o in bicicletta. Questo aiuta – nonostante il pregiudizio – anche i commercianti, dato che i loro clienti sono generalmente pedoni (a parte che per il McDrive :D).
– miglioramento del traffico: a fronte di un ritardo minimo nei tempi di percorrenza (si parla di un 3%) si ottiene un traffico più scorrevole e omogeneo, nel quale è più facile inserirsi con la propria auto e in cui gli stop&go (che contribuiscono ampiamente a creare particolato) sono drasticamente ridotti.

Invito i miei dodici lettori – almeno quelli che sono arrivati a leggere fin qui senza dirmi che sono deludente o banale o che abbia le pezze al culo 😀 – a scaricarsi i documenti che ho pazientemente catalogato e a farsi un’idea di conseguenza, uguale o no alla mia. E magari a diffondere un po’ di cultura sulla faccenda, che ce n’è tanto bisogno.

Tutto questo, infatti, sembra essere abbastanza ignoto alla popolazione saronnese, e non potrebbe essere altrimenti, dato che di solito si parla delle mignotte di Berlusconi o della Juve che ruba gli Scudetti o di chi sia uscito al Grande Fratello (adesso che Youtube ha cancellato il mio provino del 2007 posso tranquillamente tornare a vomitarci sopra 😀 ) invece che di emissioni e PM10. Scrivo questo perché, oltre a tutto quanto pubblicato dalla stampa locale sulla faccenda e infinite discussioni su FB, mi sono faticosamente letto tutti i post e tutti i commenti del gruppo nato su FB per contrastare l’iniziativa, “Io dico no ai 30 km/h a Saronno”, nel quale, pur apprezzando la buona volontà dei fondatori e di molti che ci scrivono, gli interventi sono quasi sempre di basso profilo. Cito alcune perle come “il sindaco non si preoccupa del fatto che gli studenti in Biblioteca debbano uscire ogni ora a cambiare il disco orario perché non ci sono parcheggi?” oppure “siccome devo andare più piano, voglio pagare meno il bollo”, che la dicono lunga su come non la questione non sia stata esattamente inquadrata dai 1758 che si sono iscritti (chi vanno ad aggiungersi i 1300 e rotti che hanno firmato la petizione).

Ci sono, invece, molti aspetti discutibili riguardo al provvedimento. Il primo è proprio quello della partecipazione e informazione dei cittadini, che di fatto non ci sono state, nonostante si stia cercando di rimediare. È chiaro che si tratta di un provvedimento temporaneo e deciso in una situazione di emergenza causa PM10 (leggete qui per saperne di più, dove si parla delle norme imposte dalla UE) ma correre ai ripari ora è molto difficile. Il sottoscritto si è per l’appunto speso in una titanica difesa del provvedimento proprio constatandone l’estremo stato di indifendibilità (e che ci volete fare, mi è sempre piaciuto stare dalla parte dei più deboli J ). Cmq, ormai siamo in ballo e allora – dato che di 30 km/h, nonostante qualche bizzarra teoria tirata in ballo dai detrattori, non si muore, almeno non in cinque settiman – tanto vale ballare fino al 15 marzo e lì tirare le somme dei risultati.

Il secondo riguarda l’effettiva efficacia del provvedimento riguardo agli effetti sul PM10, la ragione che ha portato all’ordinanza. Sul cliccatissimo sito dell’ARPA (l’agenzia che si occupa del rilevamento degli inquinanti in alcune zone della Lombardia, attraverso centraline presenti anche a Saronno) i dati a oggi ci dicono solo due cose: che la pioggia ha contribuito più dell’ordinanza a far scendere i valori sotto la soglia limite e che Saronno non è più la città più inquinata della provincia (nonostante sia territorialmente in una posizione più critica). Nulla che ci faccia dire, onestamente, che non sia un mero caso, ma possiamo sempre avere un ottimistico beneficio del dubbio e aspettare i risultati delle prossime due settimane, quando dal 15 marzo i saronnesi potranno nuovamente tornare a sfrecciare a 50 km/h. Sono valide, inoltre, le critiche che sostengono che un comune piccolo come Saronno, perlopiù non certo isolato nel verde ma immerso nel denso hinterland milanese, difficilmente possa risolvere la questione da solo. Sarebbe bello se l’aria si fermasse sul confine cittadino, ma non è così!

Il terzo motivo – e l’ultimo sul quale mi voglio soffermare io – è che una soluzione di 30 km/h 24/7/365 e su tutto il territorio comunale, fatte salve due arterie tangeziali, non è al momento auspicabile. Saronno, dopo le 20, diventa una città fantasma nella quale viaggiare da soli al rallentatore è un’esperienza grottesca. Se andare piano negli orari in cui la città è attiva non è una via Crucis (anzi, è piuttosto terapeutico per riflettere sulla frenesia dei nostri stili di vita), negli orari notturni, soprattutto su via Varese o sull’asse via Piave/Miola che porta nel comasco, il saronnese è portato a incazzarsi come una bestia e a chiedersi “ma che cazzo serve?”, portando la questione al punto uno.

Insomma, sono stati giorni di grande frenesia, anche se vissuti al rallentatore, coattivamente o meno. Io credo che, nonostante le grandi polemiche in cui ognuno ha issato i propri vessilli e si è coperto di gloria, la scelta radicale dell’Amministrazione saronnese, di cui si è parlato in tutta Italia (compresi repubblica.it o il blog di Beppe Grillo) abbia contribuito a portare attenzione su un tema molto importante, sul quale è necessario che il cittadino inizi a pretendere degli interventi da parte di coloro che ci amministrano, in primis la Regione (nel cui consiglio siedono due saronnesi, Rienzo Azzi e Raffale Cattaneo, assessore a Infrastrutture e mobilità). Credo che il provvedimento dei 30 km/h, pur con tutti i disagi e le critiche, debba essere considerato un esperimento valido sul quale pesare gli altri interventi ai quali si sta lavorando, che vanno da un maggiore controllo del riscaldamento degli edifici (compresi quelli pubblici), al rinnovamento e miglioramento del servizio di trasporto pubblico, alla creazione delle infrastrutture necessarie a trasformare Saronno in una città a misura d’uomo e di bicicletta, perché bisogna che i cittadini siano invogliati a trovare dei vantaggi in una mobilità alternativa a quella automobilistica.

Ci sono tante cose da fare, ma ci vuole anche il coraggio di provare a farle, magari anche sbagliando. Per questo sto con Porro che almeno ci ha voluto provare, facendo l’unica cosa realizzabile in tempi brevi e controllabile, e lo sta facendo non per un tornaconto personale (ma poi perché? Ha un concessionario di biciclette? :D) ma solo perché ritiene sia la scelta giusta per la salute e la qualità della vita dei suoi cittadini, compresi quelli che l’hanno votato e oggi, dopo questo provvedimento, non lo farebbero più. Rimangono quattro anni per convincerli che, invece, è stata una scelta giusta, che dev’essere la prima di tante tra quelle che devono portarci a cambiare l’approccio culturale alla faccenda, cosa di cui ho scritto all’inizio.

È solo cambiando il nostro stile di vita e immaginando e progettando una città a misura d’uomo, infatti, che potremo arrivare a vivere in un luogo in cui le persone non debbano sentirsi costantemente dei corpi estranei in pericolo.

E questo lo dice uno che fino a sei mesi fa nemmeno aveva una bici.

Coraggio, il 15 marzo è vicino. 😀

Valete atque amate

ag

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