Al funerale di Paride Brunetti c’è meno gente di quella che m’aspetto. Poi ci penso, che è pomeriggio, e tanti sono al lavoro. Ma c’è tanta Saronno, di tutti i colori, di tutto lo scacchiere politico, e questo mi fa tanto piacere. Mi ricorda quella roba che Bruno diceva, sul fatto di essere uniti e non divisi. Be’, almeno stavolta ce l’ha fatta, anche se a caro prezzo. Poi ci sono i gonfaloni e i labari delle associazioni partigiane e lo stemma del Comune di Saronno, con due vigili in alta uniforme di picchetto. E tante persone del popolo, come me, che si ricordano di Bruno. La cerimonia è toccante, davvero. Non tanto per il ricordo del prete, che è poca roba, ma per le parole di Angelo, che sono intense e commosse, e per quelle del partigiano che ha parlato dopo di lui, che non ricordo chi fosse. Bruno, però, che vita la tua…

Ci penso e mi chiedo quali siano le cose per cui valga davvero la pena spenderla, quali sono quelle per cui io la sto spendendo ora. Penso che se non avessi trovato i ragazzi di Tu@Saronno, lungo il mio cammino, Bruno non l’avrei conosciuto mai, me lo sarei perso. Ne parlavo fuori, con tanti amici, tutti commossi. Mia madre, Angelo, Ilaria, tanti altri. Tutti a trattenere le lacrime per pudore, mentre quanto sarebbe bello poter piangere in libertà ogni tanto. Eppure, ho detto loro, pensiamo al privilegio che abbiamo avuto, a conoscere Bruno. È brutto che se ne sia andato, ma sarebbe stato peggio non incontrarlo affatto. Io ci credo che certe energie ti cambiano la vita.

Perché mi è scappato il momento, mi è mancata la prontezza, ma avrei dovuto tirare fuori il cellulare nell’istante in cui la bara di Bruno è passata sotto le bandiere. C’erano uomini di oltre ottant’anni sull’attenti e mi si è stretto il cuore, mi si è stretta la gola. No so se capirò mai cosa li ha uniti, quegli uomini, loro, sulle montagne di Feltre. Loro pochi, loro felici pochi, loro banda di fratelli. Eppure della loro lunghissima vita ricordano quei momenti lì, si sentono appartenere a quei momenti lì. Quelli in cui hanno combattuto. Come Eschilo, il grande poeta tragico greco, che di tutta la vita ha voluto incidere nel proprio epitaffio il momento glorioso in cui sconfisse i persiani a Maratona.

E Bruno è morto da partigiano, è morto per la libertà. L’ho cantato a voce alta, per quanto il momento lo consentisse, mentre i partigiani veri hanno intonato “Bella ciao” al termine delle funzioni religiose, che mi sono sembrate fuori luogo per quanto sono state surclassate dall’impatto emotivo di tutto il resto. Di tanti – e io ultimo tra gli ultimi – che Bruno l’hanno conosciuto davvero e hanno approfittato della sua energia.

“Questo monumento di Gela ricca di bionde messi accoglie le spoglie di Eschilo d’Euforione ateniese: il suo valore può dirlo per esperienza il bosco glorioso di Maratona e il Medo dai lunghi capelli”

Che i prati eterni ti accolgano, oggi e per sempre, amato comandante.

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