Ciao a tutti.
Dopo le dichiarazioni di Angelo Proserpio sull’ex-seminario (le mie, ovviamente, non se l’è filate nessuno 🙂 ), la direttrice delle pagine locali della Prealpina, Rosi Brandi, ci ha scritto un pezzettino sopra. Potete leggerlo nel pdf che vi allego e fare le vostre considerazioni (Prealpina_17_nov). Io ho fatto le mie, cercando di spiegare – e sperando di esserci riuscito 🙂 – alla signora Brandi che il problema non è l’Università a Saronno e nemmeno tanto che ci stia quasi gratis, quanto che la struttura sia sottotutilizzata, a rischio degrado e che – soprattutto – è a oggi uno spazio sottratto ai saronnesi, che l’hanno pagato.

Di seguito, la mia risposta (vediamo se verrà pubblicata 🙂 ):

UNIVERSITÀ ED EX-SEMINARIO

Gentile signora Rosa Brandi,
sono Alessandro Galli, attivista di Tu@Saronno e autore di un articolo riguardo Università e seminario apparso sull’ultimo numero del nostro giornale, QuiSaronno, che potrà facilmente trovare online per approfondire, se vorrà, il nostro punto di vista sulla faccenda in questione. Ho letto il suo commento a quanto dichiarato dal nostro Angelo Proserpio, e mi permetto di segnalare che il problema sollevato da Tu@Saronno non riguarda unicamente la presenza dell’Università nella nostra città. Le pare che, con un assessore alla Cultura che di mestiere fa il docente universitario, la nostra lista possa essere pregiudizialmente contraria alla presenza di un ateneo? Ovviamente, no. La questione – importante – riguarda le condizioni che consentono all’Università dell’Insubria di essere presente in Saronno. E non sto parlando solo delle 1000 euro al mese corrisposte al Comune per l’affitto dei 2500 mq della struttura (contratto valido per 18 anni).

Quello su cui noi di Tu@Saronno abbiamo voluto puntare il dito è il fatto che gli spazi dell’ex-seminario, per il cui acquisto e ristrutturazione sono stati spesi oltre quattro milioni di euro, tutti provenienti dalle tasche dei saronnesi, sono al momento unicamente utilizzati da un’Università che ha sulla città un impatto minuscolo e nessun progetto di espansione, mentre le tante associazioni saronnesi (siamo nell’ordine delle centinaia, come lei ben saprà) faticano a trovare spazi adeguati per svolgere le proprie attività. L’ex-seminario di Saronno ha una metratura coperta di 8900 mq, disposti su tre livelli. Gli spazi non occupati dall’Insubria sono, a oggi, del tutto inutilizzati e, pur essendo stati perfettamente ristrutturati e attrezzati, versano in un pericoloso stato di abbandono. Pericoloso perché rischiano di andare in malora, come tutte quelle strutture sulle quali non si effettua manutenzione ordinaria. È a nostro avviso necessario che la città, dopo aver tanto investito, prenda possesso di questi spazi al più presto, in una maniera che possa venire incontro alle esigenze dei saronnesi, che quello spazio l’hanno pagato di tasca propria. Se questo può essere fatto mantenendo in loco l’Università dell’Insubria tanto meglio, ma non è la questione centrale della faccenda. Nel merito, crediamo che la presenza dell’Università in città, canone d’affitto compreso, vada ripensata, alla luce di quanto emerso dai primi sei anni di attività, che forse non sono andati esattamente come si aspettavano coloro che hanno avviato il progetto.
È una mentalità paesana o – peggio – strapaesana? Non credo proprio. Semplicemente, abbiamo guardato dentro questa struttura e abbiamo trovato dei problemi, ma anche delle opportunità. E questa non è una cosa di destra o di sinistra, ma è qualcosa che dovrebbe essere normale in qualsiasi amministrazione, oltre che in qualsiasi ambito dell’umana convivenza, soprattutto quando si parla di risorse pubbliche.
Saronno è un comune senza soldi, e non certo per colpa di chi lo amministra da cinque mesi. Proprio la mancanza di liquidità ci deve far odiare gli sprechi e prestare ancora più attenzione alle opportunità che, già oggi, la città può offrire. Gli spazi dell’ex-seminario ne sono sicuramente un esempio. Per quanto ci riguarda, faremo tutto il possibile perché possano essere valorizzati e sfruttati al massimo delle loro possibilità. Se riusciremo a impiegarli per le associazioni, per lo sport (sa che c’è anche una palestra?), per la cultura, per l’aggregazione giovanile, saremo certi di aver fatto un ottimo servizio alla città.
Queste sono le ragioni per cui noi, che riteniamo l’istruzione e la cultura centrali, siamo arrivati a mettere in discussione la presenza dell’Università a Saronno. Spero di aver fatto chiarezza sul nostro punto di vista e di aver aggiunto qualche elemento valido che permetta ai suoi lettori di farsi un’opinione in proposito.
Concludo ringraziandola per aver suggerito l’interessante spunto della centralità di Saronno nei confronti del proprio comprensorio. Un tema importante, legato anche alla sofferenza dei propri marchi industriali storici, che va sicuramente affrontato ma riguardo al quale, credo, la presenza o meno dell’università in città sia poco più di un dettaglio.

Grazie per l’attenzione e buona giornata.

Alessandro Galli – Responsabile stampa Tu@Saronno

UNIVERSITÀ ED EX-SEMINARIO

Gentile signora Rosa Brandi,

sono Alessandro Galli, attivista di Tu@Saronno e autore di un articolo riguardo Università e seminario apparso sull’ultimo numero del nostro giornale, QuiSaronno, che potrà facilmente trovare online per approfondire, se vorrà, il nostro punto di vista sulla faccenda in questione. Ho letto il suo commento a quanto dichiarato dal nostro Angelo Proserpio, e mi permetto di segnalare che il problema sollevato da Tu@Saronno non riguarda unicamente la presenza dell’Università nella nostra città. Le pare che, con un assessore alla Cultura che di mestiere fa il docente universitario, la nostra lista possa essere pregiudizialmente contraria alla presenza di un ateneo? Ovviamente, no. La questione – importante – riguarda le condizioni che consentono all’Università dell’Insubria di essere presente in Saronno. E non sto parlando solo delle 1000 euro al mese corrisposte al Comune per l’affitto dei 2500 mq della struttura (contratto valido per 18 anni).

Quello su cui noi di Tu@Saronno abbiamo voluto puntare il dito è il fatto che gli spazi dell’ex-seminario, per il cui acquisto e ristrutturazione sono stati spesi oltre quattro milioni di euro, tutti provenienti dalle tasche dei saronnesi, sono al momento unicamente utilizzati da un’Università che ha sulla città un impatto minuscolo e nessun progetto di espansione, mentre le tante associazioni saronnesi (siamo nell’ordine delle centinaia, come lei ben saprà) faticano a trovare spazi adeguati per svolgere le proprie attività. L’ex-seminario di Saronno ha una metratura coperta di 8900 mq, disposti su tre livelli. Gli spazi non occupati dall’Insubria sono, a oggi, del tutto inutilizzati e, pur essendo stati perfettamente ristrutturati e attrezzati, versano in un pericoloso stato di abbandono. Pericoloso perché rischiano di andare in malora, come tutte quelle strutture sulle quali non si effettua manutenzione ordinaria. È a nostro avviso necessario che la città, dopo aver tanto investito, prenda possesso di questi spazi al più presto, in una maniera che possa venire incontro alle esigenze dei saronnesi, che quello spazio l’hanno pagato di tasca propria. Se questo può essere fatto mantenendo in loco l’Università dell’Insubria tanto meglio, ma non è la questione centrale della faccenda. Nel merito, crediamo che la presenza dell’Università in città, canone d’affitto compreso, vada ripensata, alla luce di quanto emerso dai primi sei anni di attività, che forse non sono andati esattamente come si aspettavano coloro che hanno avviato il progetto.

È una mentalità paesana o – peggio – strapaesana? Non credo proprio. Semplicemente, abbiamo guardato dentro questa struttura e abbiamo trovato dei problemi, ma anche delle opportunità. E questa non è una cosa di destra o di sinistra, ma è qualcosa che dovrebbe essere normale in qualsiasi amministrazione, oltre che in qualsiasi ambito dell’umana convivenza, soprattutto quando si parla di risorse pubbliche.

Saronno è un comune senza soldi, e non certo per colpa di chi lo amministra da cinque mesi. Proprio la mancanza di liquidità ci deve far odiare gli sprechi e prestare ancora più attenzione alle opportunità che, già oggi, la città può offrire. Gli spazi dell’ex-seminario ne sono sicuramente un esempio. Per quanto ci riguarda, faremo tutto il possibile perché possano essere valorizzati e sfruttati al massimo delle loro possibilità. Se riusciremo a impiegarli per le associazioni, per lo sport (sa che c’è anche una palestra?), per la cultura, per l’aggregazione giovanile, saremo certi di aver fatto un ottimo servizio alla città.

Queste sono le ragioni per cui noi, che riteniamo l’istruzione e la cultura centrali, siamo arrivati a mettere in discussione la presenza dell’Università a Saronno. Spero di aver fatto chiarezza sul nostro punto di vista e di aver aggiunto qualche elemento valido che permetta ai suoi lettori di farsi un’opinione in proposito.

Concludo ringraziandola per aver suggerito l’interessante spunto della centralità di Saronno nei confronti del proprio comprensorio. Un tema importante, legato anche alla sofferenza dei propri marchi industriali storici, che va sicuramente affrontato ma riguardo al quale, credo, la presenza o meno dell’università in città sia poco più di un dettaglio.

Grazie per l’attenzione e buona giornata.

Alessandro Galli – Responsabile stampa Tu@Saronno

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