La vita fa schifo e alla fine pergiunta si muore. Se così non fosse, passerei i miei momenti liberi a fare qualsiasi cosa, comprese bolle di bava sul divano, invece di scrivere su questo “seguitissimo” blog. Invece – ahimé, ahinoi – dopo mesi di silenzio sento il bisogno di scrivere per ben due sere di fila. E non va bene. Quello che mi prude, oggi, è il drammatico argomento del giorno: l’agghiacciante morte della povera Sarah Scazzi. Non voglio dire nulla in merito perché a) non avrei nulla di sensato da aggiungere rispetto a quanto detto e visto attraverso centomila media, b) il tenore di questo blog mi fa tenere, per decenza, alla larga da un dolore così grande, che non sono certo di saper padroneggiare nella maniera adatta. Non voglio dire nulla riguardo a questa terrificante vicenda, nello specifico, ma voglio dire riguardo a tutte le altre che le assomigliano. Quali altre? Tante, troppe, mute: la violenza sulle donne spesso non ha voce e non ha parole. Ha solo schiaffi e lividi e tracce di sperma addosso, intrappolata nel terrore di mura domestiche che diventano la più drammatica e costrittiva delle prigioni.

Basta cercare “violenza donne” su Google per arrivare a siti come questo. La pagina di Wikipedia, altrettanto facilmente accessibile, ci dà altre informazioni, che si guardano velocemente e bastano, in due foto, per far capire quanti mostri possa generare la mente umana. Concludo la mia brevissima rassegna stampa invitandovi a dare un’occhiata a questo pdf, redatto nel 2006 dall’ISTAT. Un numero su tutti: 1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni. Di tutto questo, in Italia e a Saronno, non si ha quasi notizia. Non se ne parla, e se se ne parla è normale cronaca. Ricordate quest’estate? Ricordate quante brevi news su mariti, fidanzati, padri che hanno ammazzato le loro mogli, fidanzate, sorelle? Anche a Saronno, qualche anno fa, è accaduto un fatto simile. Essere donna è una sfiga: ti basta d’incontrare l’uomo sbagliato e, se non ne incontri un altro dopo che ha le palle per difenderti, rischi di essere perseguitata per tutta la vita. E se l’uomo sbagliato e tuo zio o tuo padre è ancora peggio, perché se ci nasci, con quel cancro lì, non avrai modo di liberartene per tutto il resto della tua vita.

Violenza in famiglia a impatto zero, perché semplicemente – per motivi che non mi spiego del tutto – non fa semplicemente notizia. Perché è normale, com’è normale che ci siano oltre 7 milioni (settemilioni) di donne in Italia che abbiano subito o subiscano violenza psicologica. Ossia stalking, ossia le telefonate nel cuore della notte, il tizio che ti aspetta sotto casa e tutte queste cose qui. E denunciare ai Carabinieri non serve. I casi di molestie perduranti finite in tragedia sono centinaia, migliaia. Provate a cercare “uccide ex” e vedete quante pagine impiegate per arrivare a leggere “uccide EX-FIDANZATO”. Molto spesso non c’è niente da fare, diventa un terrore continuo per le povere vittime, costrette a sperare che il loro aguzzino semplicemente desista o che arrivi un uomo di coraggio a salvarle. È un tunnel senza uscita e senza alleati. La cugina di Sarah Scazzi – lo dicono le intercettazioni (quelle che il Governo vuole vietare) – lo sapeva “che l’ha presa lui!”, perché l’orrore in famiglia resta molto spesso, troppo spesso, imperdonabilmente spesso, in famiglia.

Oggi siamo tutti traumatizzati dall’insostenibile morte di Sarah, povera ragazza. Ma questo Stato, dove i nostri politici si accapigliano per capire di chi cazzo sia l’appartamento di Montecarlo del cognato di Fini, non è in grado nemmeno di pensare e delle politiche serie e severe di tutela delle donne. Come in altri centomila casi, sono sempre i soggetti più deboli e indifesi a rimanere tali.

Se oggi vorremmo tutti avere tra le mani Michele Misseri per farlo a pezzi, è anche doveroso ricordarci, domani e dopodomani, che sono cento, mille, diecimila le Sarah sparse in tutto il nostro Paese.
Mute, disarmate, impotenti. È nostro dovere pretendere che sia la politica a individuare e attuare gli strumenti per tutelarle.

Il loro sangue, non è di quelli che si lavano via con l’acqua.

Addio Sarah, una di tante.

ag

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