Nel mio scrivere cose qualsiasi sulla situazione politica saronnese, non posso fare altro che affrontare la maggior parte degli argomenti con un livello di competenza abbastanza basso. La cosa di per sé non è un male per due motivi. Primo, non sto proponendo me stesso come amministratore della città (ne riparliamo tra cinque anni 😉 ). Secondo, credo di vedere le cose in una maniera abbastanza vicina ai miei concittadini, senza essere intossicato da troppo nozionismo tecnico o da un know how consolidato che obbliga a fare analisi e a trovare soluzioni in maniera conformista. In poche parole, se vedo l’imperatore senza vestiti, lo penso e lo dico, come nella fiaba di Andersen. Per questo motivo, ho sfogliato l’analisi del bilancio 2009 del Comune di Saronno – che contiene anche note e previsioni per il 2010 – a colpo di “mah” e “boh”, e ho formulato un pensiero tortuoso che voglio condividere con i miei sempre più numerosi e simpaticissimi lettori (siamo a 26 visite al giorno, uno un più di Manzoni, yuppi! 🙂 ). Partiamo da una cosa facile: nel 2009, il Comune ha incassato 58 milioni di euro. Lo riscrivo: cinquantotto milioni di euro. Una montagna di soldi. Eppure non bastano. Ghe n’è pù! 😦

Non so quanti saronnesi si rendano veramente conto di quale sia il giro di denaro attorno alla città. Io, per esempio, non lo sapevo. Questa cifra dà la misura di quanto enormemente costi mandare avanti strutture, servizi, iniziative, manutenzioni e tutto quello che serve per far funzionare una città. Nonostante questa cifra degna di Creso, però, il Comune non avanza nulla per le spese straordinarie, ed è costretto a tagliare in maniera letale (si potrebbero dire molte cose su come vengono spesi i soldi, ma prima dobbiamo andare in Comune ad aprire i cassetti per capirlo 🙂 ). In una nota, il Commissario scrive che “per l’anno 2010, le spese straordinarie devono essere tagliate del 97% affinché il bilancio possa quadrare”. Avete letto bene: 97%, praticamente vanno ridotte a zero. A me questa cosa fa una certa impressione, e m’impressiona ancora di più leggere altri due dati messi in previsione di bilancio per il 2010: 1.880.000 mila euro di contravvenzioni (di cui ho parlato nel post – 15) e 1.300.000 di oneri di urbanizzazione, ossia dei soldi che il Comune prende dai costruttori per dar loro il permesso per costruire.

Questo secondo punto è quello che mi dà pruriti maggiori. Ma se tutti i partiti politici parlano di “zero cementificazione”, com’è che il Comune si trova costretto da dover pensare di concedere permessi per un milione e trecentomila euro? La cosa ci deve far preoccupare, soprattutto letta assieme all’impatto dell’ICI sulle casse saronnesi. Come sapete, il nostro lungimirante governo di farabutti ha tolto l’ICI sulla prima casa. L’ICI, essendo una tassa comunale e patrimoniale, è la cosa più federalismo fiscale e anti-evasione fiscale che c’è: finisce al comune e la paghi per quello che possiedi, anche se hai un reddito pari a zero, con buona pace degli evasori (noto una certa discrepanza tra quello che si propaganda e quello che poi si fa, ma vabbe). Questo ha comportato una grossa difficoltà per tutti i comuni d’Italia, che si sono visti costretti a ridurre le spese (anche giustamente, diciamolo) e – laddove non bastasse, praticamente sempre – a inventarsi nuovi modi per incassare denaro. A Saronno, l’ICI (che vale comunque per le “seconde case”) è la più bassa del circondario, così i residenti sono contenti e fanno l’applauso all’ex-sindaco. Peccato, però, che per far quadrare i conti, sia necessario trovare il modo di recuperare quei soldi. Ecco arrivare, allora, le multe per tutti ed ecco che il Comune si trova costretto a DOVER FAR COSTRUIRE per incassare i realtivi oneri (oneri che poi, il costruttore rigira istantaneamente sugli acquirenti delle case, che aumentano così di prezzo). Per farla breve, il sistema non è più in grado di alimentarsi se non facendo costruire in continuazione, sperando che non si verifichino situazioni come quella della ISI dello scorso anno, quando l’azienda costruttrice dell’area ex-Cemsa è fallita (c’è la crisi, toh!) e il Comune è rimasto con un palmo di naso e un buco di bilancio.

Ora – come ho preventivamente detto – io non sono un esperto di bilancio comunale ma ho una piccola azienda che per il momento viva, e mi sono fatto un parere su come vadano spesi i soldi e pianificate le spese. A me – tanto per essere chiari – questo sistema degli oneri di urbanizzazione obbligatori sembra un stronzata, un cappio al collo del quale la città si deve assolutamente liberare. Non solo perché a Saronno ormai non resta che costruire dentro le rotonde, ma soprattutto perché è pieno ovunque di case invendute e appartamente sfitti. Dobbiamo liberare la città dalle gru e dalle ruspe, popolare i quartieri semivuoti, riqualificare gli spazi urbani che possono essere recuperati (qui sì che ci serve l’aiuto dei costruttori che, non dimentichiamolo, danno lavoro a tanta gente, non sono necessariamente un cancro), creare aree commerciali e luoghi di pubblico ritrovo nei quartieri che ne sono sprovvisti (e basta con in negozi di abbigliamento!).

In sostanza, la città non va costruita, ma va pensata e progettata con lungimiranza. La vecchia amministrazione si è persa un po’ via negli ultimi cinque anni, e sto usando un eufemismo. Chiunque governi ora avrà a che fare con tanti problemi legati al fatto che mancano le risorse. I saronnesi dovranno abituarsi a scelte impopolari, perché qua occorre una terapia d’urto. Dobbiamo fare in modo di avere amministratori più capaci, attenti e bravi a pianificare. Ma soprattutto dobbiamo sempre tenere gli occhi aperti, perché a volte la politica è dolosa e disonesta, a volte – semplicemente – non vede a un palmo dal proprio naso. È a quel punto che i cittadini devono aguzzare la vista, e far sentire prepotentemente la propria voce.

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