Non cercatelo a Saronno, è il Corviale di Roma. 🙂

Nel mio stato di adolescenza perenne, nonostante l’anagrafe dica trentasei, non ho mai del tutto superato lo stadio in cui, da bambino, si gioca a fare l’eroe che combatte dalla parte del bene. Sono sempre stato così, mi sono sempre sentito una specie di Robin Hood della Provincia Produttiva – anche se poi non ho combinato niente, o comunque  poco, ma sto lavorando per rimediare – sempre pronto a battersi dalla parte dei più deboli e del fare semplicemente la cosa giusta. Ricordo benissimo quei pomeriggi assolati in cui i ragazzi più grandi venivano in quattordici a rubare il pallone ai noi in cinque più piccoli (era comunque un atto di coraggio, il loro 🙂 ) e io ero l’unico che stava lì a brutto muso, incazzato nero, senza paura e senza peraltro prenderle mai (vabbe’, una volta mi hanno rubato lo zerbino 🙂 ). Perché vi scrivo questa interessantissima nota privata? Perché in questo momento, in città, c’è una categoria che è rimasta sola e abbandonata e che ha bisogno di qualcuno che la difenda: i palazzinari. Tranquilli, amici del mattone, alegalli è con voi! 🙂

Perché bisogna dirlo: di questi tempi, essere un costruttore a Saronno è molto peggio che essere un immigrato clandestino. La gente ti guarda e giudica con sprezzo, gli amici ti tolgono il saluto, i vecchi compagni di merende girano per la città indossando magliette con scritto “io odio i palazzinari”. Ma vi sembra giusto? A me no, povera gente. Con tutto quello che hanno fatto – anzi costruito – per la nostra città. È un abbandono totale. Nessuno, nel centrodestra che ha governato PER DIECI ANNI, si vuole prendere questa responsabilità. Basti vedere le vignette e i commenti apparsi sui vari giornaletti politici. Su “L’Altra Saronno”, di Unione Italiana (quelli che candidano il Gilli, dai lo sapete) c’è un Alberto da Giussano con l’elmetto da muratore,  su “El Saronatt”, della Lega, il buon Alberto insegue un Gilli in versione “magutt” minacciandolo con un grande spadone, nemmeno fosse Carlo Martello al ritorno dalla battaglia di Poitiers. Il PdL, sul suo “In Dialogo”, preferisce tacere, visto che qualche scheletro nel cemento ancora ce l’ha.

Il punto è questo: chi ci stava prima dice che è tutta colpa loro, chi ci si è alleato adesso dice che era colpa di quelli prima. L’urbanizzazione selvaggia e poco pensata vista a Saronno negli ultimi anni non ha padri, è figlia di puttana, è un’orfana abbandonata con la quale adesso tutti facciamo i conti. E con “conti” intendo proprio “conti numerici”. Avete idea di come si sia mantenuto il Comune negli ultimi anni? Vi do un piccolo assaggio qui, un giorno ve lo faccio spiegare meglio. Be’, di tutta questa faccenda, nessuno si vuole prendere la minima responsabilità. Voi come la vedete? Vi piace questo rimpallamento?

Insomma, per tornare all’argomento principale del post odierno, con i palazzinari non ci sta nessuno, nemmeno noi di Tu@Saronno, nemmeno Porro, nemmeno Giannoni. Nessuno. Sono loro i veri emarginati di questa campagna elettorale, i pària che nessuno vuole avere a fianco, i negri nello scompartimento che quando li vedi dentro non ti ci siedi.

Ebbene, a fianco dei nostri poveri costruttori mi schiero io, che tanto non conto niente, perché è giusto stare dalla parte dei più deboli, degli abbadonati, dei reietti. Ma solo per un mese, un mese e mezzo.

Perché state tranquilli che, superata la fase in cui conta mettere le crocettine su dei foglietti, i poveri palazzinari saronnesi torneranno ad essere amici di tutti.

Buon we e ci vediamo in piazza, saronnesi!

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