Il pensierino della sera di quest’oggi lo dedico alle risposte – negative – che ho avuto da parte di alcune persone cui avevo chiesto, conoscendone le qualità, di entrare a far parte della nostra lista civica Tu@Saronno. Le risposte sono state quasi tutte uguali: “non ho tempo”, “non avrei modo di seguire la cosa seriamente”. Ora, non è che abbia molto da dire riguardo a queste affermazioni, perché dimostrano la volontà di prendere un impegno molto seriamente. La domanda, però, è questa: a chi lasciamo la politica, se le persone in gamba, perbene e senza interessi personali non hanno tempo di seguirla seriamente?

Il problema non è da poco, perché è chiaro che occuparsi di politica non è esattamente un passatempo, è un impegno. È chiaro che la maggior parte delle persone coltiva sogni semplici: avere un lavoro, una casa, un’auto, una famiglia, dei figli, un po’ di tempo libero da dedicare a se stessi. Diventa difficile coinvolgere qualcuno nell’interesse alla politica, perché uno preferirebbe starsene nella propria vita tranquillo a cercare di raggiungere i traguardi di cui sopra, che ultimamente tra una cosa e l’altra non sono più nemmeno qualcosa di tanto scontanto. E allora è ovvio che prendersi l’impegno in più, con quello che comporta anche dal punto di vista delle relazioni interpersonali (sei schierato, c’è poco da fare), è una cosa che pochi vogliono fare. Peggio ancora se questo incide sulla sfera lavorativa: a volte, stare dalla parte “sbagliata” ti può penalizzare là dove oggi fa male a tante, troppe famiglie: nel portafogli.

E allora, a chi la lasciamo la politica, se le persone che potrebbero accostarsi a essa senza interessi personali non hanno tempo/voglia/ardire di farlo? Ma ovviamente a chi ha degli interessi per farlo. E per interessi intendo interessi reali, pratici, misurabili in decine di migliaia di euro. La politica è un businness molto chiaro, perché – anche nella sua ipotetica versione incorrotta e incorruttibile (aahhaha) – sposta sempre e comunque del denaro dal pubblico al privato. Poter decidere come, quanto e dove si sposta questo denaro è un privilegio che può decidere il futuro di aziende e persone, ed è normale che siano in tanti a volerci mettere le mani sopra.

È un sistema dal quale non si può scappare, succede in tutte le democrazie evolute (basti pensare all’economia dei disastri che ha caratterizzato gli anni Duemila, ma vale anche per cose giuste, probe e quotidiane di qualsiasi piccolo Comune). La differenza la fa solo chi decide: se lo fa nell’interesse della comunità o della cittadinanza allora è un bene, se lo fa per l’interesse di qualche lobby o personale, be’, allora è un bene “ad personam” o gruppo di esse. Insomma, per quanto uno possa pensare che occuparsi di politica sia noioso e impegnativo (falsa la prima, vera la seconda), farlo in prima persona è l’unico modo per essere sicuri o provare a esserlo che, chiunque governi, lo faccia il più possibile per il bene di tutti, evitando di mangiarsi il mangiabile con gli amici e gli amici degli amici, come constatiamo ogni giorno.

Per cui. datemi retta: let’s go politic! Basta poco, anche stare dietro a un giro di mail come per noi di Tu@Saronno.

Perché è vero che la Democrazia ci rende liberi.
Ma il prezzo della Libertà è l’eterna vigilanza.

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